La vita è vocazione
In equilibrio sull’autobus… della vita
Ho cinquant’anni per grazia di Dio.
Cinquant’anni di pienezza di vita, di impegno professionale, di relazioni e di rivoluzioni operate dentro e fuori di me da sola e in gruppo seguendo un ideale, guardando ad un UOMO.
Proprio in questi giorni è tornato alla mia mente un episodio della mia infanzia.
Frequentavo la 3ª elementare e vivevo la scuola con molto interesse e con tutta l’anima.
La mia maestra, una giovanissima donna alta e sottile che mi piaceva molto, mi chiese di accompagnarla a casa: avremmo portato insieme i quaderni di tutta la classe. Felicissima per l’inaspettato dono, insieme alla maestra, con in braccio i quaderni, salii per la prima volta sull’autobus, tutta compresa del servizio che rendevo, della sua vicinanza e del fatto che lei mi sorridesse e mi parlasse per la prima volta in una situazione personale e non di gruppo.
Tutto mi pareva bellissimo, come in un sogno entrai nella sua casa, mi furono offerti dei dolci mai assaggiati sino a quel momento e poi…
nel ricordo tutto sfuma: resta l’intensità di quell’episodio, di quella scelta, del mio timore/attenzione che nessun quaderno cadesse e della profondità del sentimento di intimità provato.
Ho ricordato quest’episodio perché in un gruppo di coordinamento, riflettendo sulle comunità di vita cristiana, si sottolineava la comunione del cuore e dei beni dei primi cristiani, frutti, questi, di un incontro intimo con il “maestro”: Gesù.
Il maestro divino guarda il mondo, il Suo sguardo chiama ogni uomo dal profondo del cuore; camminare con Lui è rischiare tra la paura del fallimento e il vivere apprendendo in semplicità e umiltà, dalla vita stessa; operare con lui significa divenire testimoni della vita che non muore.
Ho fatto la maestra per trent’anni…
Nel mio vivere quotidiano non mi è accaduto di pensare ai miei tanti maestri né a volerne imitare qualcuno.
Ho desiderato conoscere, studiare, mi sono laureata con fatica da studente-lavoratore-volontaria e, dentro questi impegni, per diversi anni, ho lavorato alla mia analisi personale (costosa in tutti i sensi).
L’impegno nel volontariato all’Emmanuel sin dal 1982 ha ritmato in maniera sempre più costante e quotidiana la mia vita di donna in ricerca; la mia spinta “rivoluzionaria, nella fatica della coerenza vissuta e testimoniata, ha trovato più nascoste radici e ben più miti ancoraggi nell’accoglienza e condivisione con gli ultimi; il mio essere profondo combatte e riposa adesso seguendo poveramente il cammino del “MAESTRO” incontrato e amato.
Che cosa ha permesso che in quell’incontro di gruppo io ricordassi l’episodio della mia infanzia?
Che sentissi, facendo fatica a trattenerla, un’emozione tanto forte?
La scelta, operata dalla maestra che amavo, ha messo in moto, tanti anni fa, tutto un mondo di emozioni molto forti nell’infanzia, mondo filtrato attraverso i sensi, il corpo, la fantasia.
La mia maestra allora, scegliendomi, mi ha fatto conoscere “un autobus”, mi ha messo in una nuova situazione in cui dovevo tenere in equilibrio i quaderni di tutti i compagni con il mio corpo e le mie sensazioni/emozioni e intanto mi rassicurava con il suo sorriso e la sua vicinanza.
Poi, nell’intimità della sua casa, mi ha dato da mangiare i dolci: dono ulteriore di amicizia per un compito portato a termine insieme.
Non è il “MAESTRO” Gesù che fa questo per me ora?
Penso che in tutta la nostra vita, nello sforzo di conoscere, realizzare, trasformare e crescere cerchiamo sempre dentro e fuori di noi un sorriso e un compagno di viaggio.
Le nostre emozioni infantili, nel tempo, danno vita a sentimenti sempre più complessi, stratificati e sempre più o meno conosciuti controllati e supervisionati dal pensiero.
Durante l’incontro di gruppo l’emozione più forte e più bella è stata quella di riconoscermi improvvisamente “piccola”, “amata” e “guidata” dal MAESTRO.
Riconoscermi ora piccola e guidata da Lui non toglie niente al mio cammino personale di cinquant’anni non toglie niente al mio sforzo personale di essere, pensare e mantenermi in equilibrio sull’autobus, sempre nuovo, della vita.
È invece, ancora una volta un dono, insieme alla scoperta sempre nuova dell’Amore che trafigge, libera e salva dicendo: “Figlioli, non avete nulla da mangiare”?
“No”.
“Venite a mangiare” (da me).
E nessuno dei discepoli osava domandargli:
“Chi sei?” poiché sapevano bene che era il Signore (Gv. 21).